Lee Cronin - La Mummia backdrop
Lee Cronin - La Mummia poster

LEE CRONIN - LA MUMMIA

Lee Cronin's The Mummy

2026 US HMDB
aprile 15, 2026

La giovane figlia di un giornalista scompare nel deserto senza lasciare traccia. Otto anni dopo, la famiglia, ancora devastata dal dolore, viene sconvolta dal suo improvviso ritorno: quello che dovrebbe essere un ricongiungimento gioioso si trasforma rapidamente in un incubo a occhi aperti.

Registi

Cast

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Troupe

Produzione: Jason Blum (Producer)Judson Scott (Executive Producer)Michael Clear (Executive Producer)James Wan (Producer)John Keville (Producer)Macdara Kelleher (Executive Producer)Pete Chiappetta (Executive Producer)Andrew Lary (Executive Producer)Anthony Tittanegro (Executive Producer)
Sceneggiatura: Lee Cronin (Writer)
Musica: Stephen McKeon (Original Music Composer)
Fotografia: Dave Garbett (Director of Photography)

RECENSIONI (1)

Roberto Giacomelli
Insieme all’Uomo Lupo, la Mummia è stato il mostro “classico” non di origine letteraria sdoganato dalla Universal ad aver prodotto il maggior numero di film al di fuori della logica di “saga”. Perché se è vero che all’opera di Karl Freund del 1932 hanno fatto seguito altre quattro pellicole in qualche modo collegate, il mito del sacerdote egiziano riportato in vita dopo millenni è tornato in tantissime altre forme cinematografiche. Dalla rivisitazione targata Hammer Films con Christopher Lee nei panni della Mummia, fino allo sfortunato action con Tom Cruise del 2017, passando per l’iconica saga fanta-avventurosa con Brendan Fraser e non di meno il cult di Don Coscarelli con Bruce Campbell Bubba Ho-Tep. Alla lunga lista di film che pongono il polveroso ma letale mostro come protagonista, oggi si aggiunge anche La Mummia di Lee Cronin, che inserisce un ulteriore tassello al progetto di rivisitazione delle mostruose icone classiche messo in atto da Blumhouse con la collaborazione di Atomic Monster di James Wan. Dopo L’uomo invisibile (2020) e Wolf Man (2025), la casa di produzione di Jason Blum mette le mani su un altro mostro pronto da svecchiare ma anche da stravolgere, perché esattamente come accaduto con gli altri due film che erano stati diretti da Leigh Whannell, il titolo è il solo vero legame con la tradizione in un’opera che riscrive da zero il mito. Il giornalista americano Charlie Cannon vive al Cairo con la sua famiglia da diversi mesi perché lavora come inviato in un notiziario televisivo. Un giorno, però, la sua vita e quella dei suoi cari viene stravolta quando sua figlia di nove anni Katie viene rapita e di lei si perde ogni traccia. Otto anni dopo, la famiglia Cannon, ormai tornata a vivere in Nuovo Messico, riceve una telefonata dalle autorità egiziane: Katie è stata ritrovata rinchiusa in un sarcofago, è ancora viva ma le sue condizioni fisiche sono critiche. La ragazza, infatti, presenta un aspetto di chi non ha visto la luce del sole e non ha mosso neanche un muscolo del corpo per molti anni. Charlie e sua moglie Larissa decidono di prendersi cura di Katie dentro casa, ma ben presto si rendono conto che la loro bambina non presenta solo un aspetto inquietante, ma anche un comportamento che li fa dubitare che quella immobile nel letto non sia in realtà Katie. Al timone de La Mummia c’è l’irlandese Lee Cronin, un autore vero (scrive tutti i film che dirige) che si sta facendo meritatamente un nome all’interno del genere. Dopo il notevole esordio nel 2019 con Hole – L’abisso, Cronin era stato notato da Sam Raimi e ingaggiato per dirigere il bellissimo La Casa – Il risveglio del male (2023). Due film legati da un sottile trait d’union, ovvero una famiglia sconvolta da un avvenimento esterno che cambierà per sempre la percezione dei propri affetti. E La Mummia si inserisce perfettamente in questo discorso, esplorando a fondo la progressiva perdita di fiducia all’interno del nucleo famigliare. Come accadeva in Hole – L’abisso, infatti, anche in quest’ultimo film il figlio che “torna” ha portato con sé qualcosa di maligno che lo ha cambiato profondamente. Katie non è più la dolce bambina di 9 anni che studia per diventare una scout. Il ricordo che alimentava l’affetto e la speranza dei genitori subisce un brusco arresto quando la realtà si palesa ai loro occhi e ha l’aspetto di una creatura grottesca nell’aspetto, non autosufficiente e dal fare decisamente inquietante. Sembra quasi che Lee Cronin voglia tessere un sottotesto che parla di quelle situazioni famigliari in cui c’è un figlio gravemente disabile, dando corpo – estremizzando, ovviamente – a quella frustrazione e quel senso di resa che almeno una volta nella loro vita i genitori hanno avuto confrontandosi con il gravoso impegno che li riguarda. Quella che viene costruita nella prima metà del film è una situazione incredibilmente drammatica e dolorosa e l’abilità nella scrittura di Cronin sta nel riuscire a far empatizzare perfettamente lo spettatore con i protagonisti, soprattutto con il papà interpretato da Jack Reynor. Nonostante ci siano già diversi momenti altamente inquietanti nella prima parte, che sembra voler seguire per progressione l’ineccepibile costruzione de L’Esorcista di Friedkin (notiamo qualche eco, forse involontaria, anche da Manhattan Baby di Lucio Fulci), è nella seconda che La Mummia esplode diventando un concentrato di terrore capace di mette davvero alla prova i nervi dello spettatore. Non stiamo parlando di jump-scare ed effetti splatter (che comunque sono copiosi e ben al di sopra della media), ma di un senso di malessere, di marciume, di autentica repellenza che il regista e il suo team di truccatori ed effettisti riescono ad infondere a tutto quello che riempie la seconda ora del film. L’aspetto body-horror va ad unirsi a una serie di trovate votate costantemente all’eccesso in cui non si fanno sconti a nessuno, soprattutto ai bambini, protagonisti di scene di crudeltà e disgusto che potrebbero seriamente dar fastidio agli spettatori più “sensibili”. Poi c’è un’atmosfera mortifera, opprimente, carica di tensione, accentuata da un ottimo lavoro su trucco e scenografie, che non lascia quasi respirare lo spettatore fino al climax finale che concede spazio anche a una certa spettacolarità. Giusto il “secondo finale” era evitabile, narrativamente quasi posticcio, seppur apprezzabile per la voglia di non lasciare aperta alcuna storyline. Insomma, quello con La Mummia di Lee Cronin è un bel viaggio da incubo sulle montagne russe del terrore come non accadeva un po’ di tempo. Un horror puro che si prende fortunatamente sul serio e non si preoccupa di piacere per forza a tutti, anzi, azzarda e anche molto mettendo in scena momenti di crudeltà e shock visivi che non ci saremmo aspettati. E la “mummia” Katie, interpretata dalla magnifica Natalie Grace, ha un look sufficientemente iconico da rimanere nel tempo e negli incubi degli spettatori.
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RECENSIONI DALLA COMMUNITY (3)

Chris Sawin

4 /10

Lee Cronin’s The Mummy isn’t scary or memorable; it’s raunchy exploitation and over-orchestrated expired cheese. It is a horror film that reeks of nothing but ridiculousness. The sad part is there’s a decent enough concept buried somewhere within this vomit-drenched monstrosity and a killer ambiance that is borderline spine-tingling.

https://bit.ly/MummyBarf

CinemaSerf

CinemaSerf

6 /10

I had high hopes for this, but boy was I disappointed... Instead of getting Christopher Lee, Boris Karloff or even Arnold Vosloo - we get a modern day "Carrie" with a few bandages and a rehash of the "Azazel" story - only this time with a sarcophagus and lots of rusty chains. We begin when the young daughter of "Charlie" (Jack Reynor) and "Larissa" (Laia Costa) is abducted by someone at the bottom of their garden who has been grooming her with candy bars at their Cairo home. Despite the best efforts of the police, there proves little that can be done and so the family relocate back to the USA and get on with raising their other two children. Then, out of the blue, "Det. Zaki" (May Calamawy) calls to say she has been found after an aeroplane crashed in the desert. Catatonic, the young girl (Natalie Grace) is brought home but swiftly we realise that all is not well and that when things begin to go bump in the night, some malevolence becomes apparent. What could possibly happen next? Well, sadly, there isn't the slightest hint of jeopardy about any of that as the visual effects designers go into overdrive and the writers head back to the pub. There simply isn't anything here that is remotely scary nor that does any justice to the ancient Egyptian mythology that could have better underpinned this mystery had Lee Cronin actually taken some trouble to build on that richness instead of sticking with the typical family panicky melodrama, albeit entertainingly augmented with some modern-day false teeth. There is the slightest of twists at the denouement that did make me smile - until I realised that might also signal sequel, and then I left to go home and watch a film that actually evokes something of the eerie and the mystical from this ancient culture. At least she wasn't a doll!

Sierbahnn

Sierbahnn

5 /10

We can all just say that this is Evil Dead, right? I mean, it is, in everything but name, with some flimsy other story tacked on over it. It is shot like Evil Dead, its dialogue fits the Evil Dead, the narrative is Evil Dead. It just happens to not be Evil Dead. And it is all the worse for it. Because it is NOT Evil Dead, and instead tries to say something else, but gets bogged down in its format, and becomes this bland, uninteresting goop. It is proficient, sure, but it is almost desperate, and it is not engaging, and certainly not fun.

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